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La rivoluzione dei Benedettini:

l'organizzazione del territorio

Ma la vera rivoluzione dei benedettini a Correzzola fu l'organizzazione del territorio: essi suddivisero l'ampia possessione in cinque Gastaldie che, con buona approssimazione, corrispondono alle attuali frazioni del comune, ciascuna gastaldia era affidata ad un gastaldo, che era una persona di fiducia del Monastero e comprendeva la casa del gastaldo, più ricca e spaziosa rispetto alle comuni fattorie, le case dei lavoranti, un'aia, una stalla o boaria con fienile per i buoi, indispensabili per la lavorazione dei campi; il territorio era poi ulteriormente suddiviso in possessioni, le quali consistevano in un numero non predeterminato di campi, che venivano date in affitto ai coloni, i quali vivevano nelle varie fattorie di riferimento.

Nei periodi di difficoltà , causati da guerre , pestilenze o carestie, il Monastero per il corrispettivo dell'affitto si accontentava di una minore quantità di danaro o anche soltanto di qualche genere alimentare, possibilmente conservabile, la loro era per questo e per altri motivi un'amministrazione attenta e rispettosa dell'identità del contadino.

Il lavoro di difesa dalle acque fu da sempre una costante nella gestione di questo territorio, da Correzzola provenivano la direzione e la progettazione delle opere, e dalla Corte, due monaci cellerari, uno addetto alle semine e raccolti e l'altro sovraintendente alle bonifiche, guidavano la realizzazione dei progetti.

Il teritorio venne poi arricchito da una rete viaria benedettina, integrata dagli argini dei canali di bonifica che ancora oggi percorrono longitudinalmente tutto il territorio, e come gran parte del sistema viario storico questa rete esiste ancora ed ha una sua fisionomia ben precisa, concepita secondo il principio per cui le strade, oltre ad essere mezzi di comunicazione sono anche importanti componenti del paesaggio.

Lungo questa rete viaria storica, composta da direttrici longitudinali avanti la direzione dei canali di bonfica e del fiume Bacchiglione, e direttrici trasversali Nord-Sud di collegamento alle possessioni, sono stati studiati dei percorsi turistici da fare a piedi, in bici o acavallo che offrono la possibilità di godere del paesaggio verdeggiante e dei diversi corsi d'acqua, escludendo quasi totalmente strade trafficate e pericolose, e con la possibilità di ammirare le più interessanti fattorie benedettine; lo scenario che questi percorsi offrono allo sguardo archeologico del visitatore uniscono anche la notevole suggestione paesaggistica.

Nella primavera del 1797, si conclude a Correzzola la lunga “avventura” benedettina per mano di Napoleone, che successivamente nel 1807 nominò Francesco Melzi d'Eril, duca di Lodi e gli donò il latifondo di Correzzola, in tal modo la Corte ed il vasto possedimento passarono sotto la proprietà della famiglia longobarda che lo gestì fino al 7 ottobre 1919, quando la Duchessa Josphine inizia la vendita frazionata del latifondo ai contadini residenti, per poi ritirarsi a Milano dove morirà nel 1923 all'età di 93 anni. I Melzi d'Eril continuarono l'opera iniziata dai Benedettini di bonifica del territorio avviando la costruzione delle importanti idorvore, influirono anche dal punto di vista stilistico sulla Corte beneddettina adattandola, per quanto possibile, all'esigenze di stile di una nobile famiglia, ma lasciando comunque inalterato il corpo di fabbrica.

Le novanta fattorie Benedettine

Fattoria San Giuliano del XVII sec. Agriturismo

La Corte Benedettina non fu certo l'unica testimonianza architettonica che i benedettini lasciarono a Correzzola: fu di certo la più rilevante, ma non l'unica: sulle orme di ORA ET LABORA, i Monaci fecero costruire una novantina di case coloniche in muratura coperte di coppi, ed eccezionalmente confortevoli per l'epoca in cui la soluzione abitativa più diffusa per i contadini erano i Casoni di paglia, tutte le case erano titolate ad un Santo, di cui nel portico si conservava l'immagine affrescata, la più importante di queste costruzioni, ed anche la più originale dal punto di vista architettonico è la “Grande Vanezza”, secondo centro per importanza dopo la Corte, costruita sul punto altimetricamente più elevato per rendere più agevole e razionale l'allevamento del bestiame; si tratta di un imponente edificio, composto di 15 arcate racchiuse al centro da due porzioni abitative che sopravanzano verso sud, la fluidità delle linee architettoniche, unita alla compattezza e al perfetto equilibrio dell'insieme fanno delle Vanezza un autentico gioiello di architettura rurale.

Le fattorie monastiche venivano realizzate per soddisfare le esigenze di coltivazione, stoccaggio, lavorazione delle produzioni agricole: in ogni casa si distingueva una parte abitativa, la parte rustica con fienile al piano superiore e il portico di grandi dimensioni, la posizione di questi edifici era progettata con la facciata rivolta verso sud, e tutte le case disponevano di un'ampia aia detta “seese” che serviva per stoccare e seccare le produzioni agricole.

Dai Benedettini ai giorni nostri: la storia di Correzzola

La storia di Correzzola

Il nome Correzzola deriva dal latino “Corrigium” che significa “sottile striscia di terra emersa dalle acque” ed anticamente e per molti secoli, il territorio si presentava impervio ed inospitale per la presenza di paludi e boschi: i toponimi delle varie frazioni (Villadelbosco e Concadalbero) ne sono una dimostrazione significativa, Correzzola era un grande invaso tra i fiumi Adige e Bacchglione.

Nonostante le enormi dimensioni della Grande Corte, la presenza dei Monaci fu sempre piuttosto modesta: soltanto una decina erano mediamente i monaci che vivevano stabilmente nel complesso, questo perchè la Corte non era un centro religioso, ma era la “grande fabbrica”, come qualcuno la definì, dell'ordine benedettino di Santa Giustina, quindi la sua funzione commerciale, agricola e strategica era prevalente.

La forma curvilinea del complesso è stata condizionata dall'ansa disegnata dal fiume Bacchiglione (il cui corso fu successivamente deviato) e anziché essere realizzata secondo una forma geometrica precisa, come imponevano i canoni architettonici rinascimentali dell'epoca, i monaci preferirono spezzare il corpo di fabbrica piegandone la forma e assecondandola al fiume, dimostrando in tal modo grande rispetto e sensibilità per questo territorio.

Agli inizi del 1,400 i Monaci trasferirono il centro dell'Amministrazione da Concadalbero a Correzzola, qui, a ridosso di un'ansa del fiume Bacchglione, essenziale via di trasporto delle merci e famosa “Via del Sale”, diedero vita alla grandiosa “Corte Benedettina”, definita dallo storico padovano Andrea Gloria nel XIX secolo “Il più grande complesso rurale del Lombardo-Veneto”; Il primo nucle fu costruito tra il 1,430 ed il 1,450, e l'ultima e consistente aggiunta fu deliberata tra la fine del 1,500 ed i primi anni del secolo seguente, quando si decise di dotare la struttura di un appartamento abbaziale e di una foresteria, nonchè di sopraelevare l'edificio originario di un piano portandolo così a tre livelli e dando vita alla parte denominata “mezzanino”.

Durante il periodo barbarico Correzzola conobbe secoli bui di abbandono alle disastrose alluvioni del fiume Adige che, a cominciare dal 589 d.c. cancellò l'opera di bonifica già iniziata dai romani. Dopo il mille iniziò però una parentesi di rinascita, e si profilò un radicale cambiamento in positivo per la vita delle piccole comunità presenti nella fascia paludosa e valliva, è segnatamente nel 1,129 che la nobile famiglia Sanbonifacio, nella persona di Giuditta, vedova Manfredi ed erede dell'esteso fondo, alienò suoi beni della Corte di Concadalbero a favore dell'Abate del Monastero di Santa Giustina di Padova, ed in questo precario ed esteso fondo, i Monaci daranno l'avvio ad un millennio di prodigiosa bonifica e di organizzazione del territorio da cui è scaturita una terra fertile e razionalmente coltivata ed un territorio estremamente ordinato, e anche se più volte nei secoli l'impegno dei Monaci venne ostacolato da vicissitudini belliche, carestie ed epidemie, l'opera non si esauriva e riprendeva sempre con maggiore determinazione e vigore...

Le origini di Correzzola sono antichissime: in più punti del territorio

(Villadelbosco in particolare nei pressi della Monselice-Mare) sono affiorate tracce di insediamenti romani e di epoca paleoveneta che si possono ammirare nella Biblioteca Comunale.

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